Devo dire, non c'è un "manuale d'uso per la realizzazione di un progetto in Africa" (o in qualsiasi altro luogo in questo ambito). Ho imparato, cercando di aiutare, partendo prima da me stessa. Come collocare me stessa in relazione alle diverse realtà, culture e tradizioni intorno a me? Come faccio "io" a gestire le mie emozioni e i miei sentimenti? Come faccio "io" a far fronte (o no) a ciò che "io" chiamavo "ingiustizia - sofferenza - dolore - ecc.". E poi, è importante vedere lo scenario, l'azione o il progetto su larga scala, nella sua totalità e non solo una sua porzione. Naturalmente, questo non è sempre facile, soprattutto quando ci si ritrova in situazioni molto diverse dal proprio luogo di origine, formazione, sistema di credenze, e così via. Tuttavia, l'intera gestione e il piano d'azione sono fortemente influenzati da questi confronti. Molti problemi devono essere presi in considerazione. Lasciate che vi faccia un esempio.
Avevamo l'ufficio di ASEM in città durante la guerra e in quel momento c’era l'epidemia di colera (una specie di "colera” sanguinosa, che iniziava prima con la diarrea, poi con pus e sangue, e quindi nella maggior parte dei casi, sopraggiungeva la morte). La porta dell'ufficio dava accesso direttamente alla strada principale. Un bambino di 7 anni è entrato e ha chiesto aiuto. Ha detto "Zia, ho un sacco di sangue che esce dal mio c....”. Gli ho chiesto se aveva la diarrea e lui ha detto "No". “Hai mal di stomaco?” e la sua risposta è stata "No". Poi, un altro "figlio dal cielo aperto" *** è passato e mi ha detto senza fermarsi: "Zia, chiedigli dove ha dormito la notte scorsa ...".

Ho un camion pieno di storie di bambini, come questa. Era solo uno di loro, probabilmente voleva ottenere un (mezzo) pasto in cambio. Sono venuta a conoscenza di un sacco di uomini che facevano queste cose.

Ora, tornando a noi, come faccio "io" ad assimilare una situazione del genere? Come devono essere gestite e trattate queste questioni? Non con azioni a breve termine basate sull'emozione e sull’indignazione, ma con soluzioni a lungo termine che abbiano un esito positivo e duraturo per questi bambini.

 

*** Un giorno una ragazza al di fuori del Centro stava parlando al cancello con un ragazzo. La conversazione era un po' confusa e la ragazza ha detto: "... zitto, tu sei un bambino di strada ...". Mi aspettavo che il ragazzo esplodesse e che la situazione degenerasse. Invece, il ragazzo tranquillamente chiese alla ragazza: "Hai mai visto una strada che da alla luce un bambino? Siamo tutti nati dalla pancia di una madre, anche se ora, se ne è andata ... "Da quel giorno, noi li chiamiamo "i bambini del cielo aperto".

 


Dal mio punto di vista, una delle prime cose da fare quando si vuole realizzare un progetto o un’attività è immergersi nella cultura e tradizione locale. L’impeto all’azione comincia con la richiesta dalla popolazione locale e/o dalle autorità. La gente o le organizzazioni arrivano da fuori la comunità (da ogni parte del mondo) analizzando e valutando una questione o un problema dal loro punto di vista con i loro occhi, emozioni, sentimenti e esigenze. Tuttavia, in molti casi, la realtà non corrisponde proprio con quella dei futuri beneficiari. Pertanto, è importante per le persone che desiderano aiutare, entrare in contatto con la cultura e la tradizione, cercando di entrare nei cuori, nelle menti e nelle culture dei popoli che desiderano sostenere. Pertanto, per lavorare bene e perché il progetto abbia successo, è di fondamentale importanza che rimaniamo in uno stato di “non giudizio”.  Molte volte, posso non essere d’accordo con la situazione e come la cultura se ne prende carico, ma la capisco. Solitamente, c’è una ragione per tutto. Pazienza e fiducia sono necessarie per riuscire a vedere e a capire il fondamento che sta dietro a un atto o a qualcosa che succede e il modo in cui viene trattato e risolto. Spesso questo richiede molto tempo e compassione.
Lasciatemi fare un esempio: l’accesso all’acqua. Molte donne in Mozambico camminano ore per prendere 20 litri d’acqua. E per la maggior parte delle persone, vedere questo scenario è doloroso e lo vive come un disagio. Questo perché noi interpretiamo questo modo di ottenere l’acqua difficoltoso, sulla base della nostra esperienza, in base a come siamo abituati noi a prendere la nostra acqua… dal rubinetto. Tuttavia, se si osservano queste donne, si nota che questa situazione dà loro un senso di libertà, possibilità di stare in compagnia e sì, anche del tempo libero. Solitamente camminano insieme con altre donne e qualche volta con i bambini. Possono parlare liberamente e facilmente della loro felicità e dei loro dolori.  Ridono, scherzano e piangono. Se hanno l’acqua direttamente non loro cortile, potete capire cosa si porta via loro. La cultura e il modo di vivere locale, che coinvolge grande parte della popolazione, non consente alle donne di “andare in giro”.

Quando ho cominciato a preparare il mio progetto a Beira nel 1990, la guerra era ancora in corso. Ho assistito a questa realtà ed era all'opposto di quella da dove ero venuta, la Svizzera. Mi è stato chiesto di aiutare. La necessità era ovunque. A Beira, avevamo una possibilità di movimento all’interno di un raggio di 20 km intorno a noi e al di là di tale confine, c'erano scene quotidiane di guerra.
I bambini mangiavano sul mucchio dei rifiuti. Alcuni dei bambini hanno ricevuto un pezzo di pane da "un bel signore" che ha insistito perché fossero soddisfatti i suoi desideri sessuali in cambio di quel boccone di cibo.

Molte persone credono che io faccia un grande lavoro. Ce ne sono anche molti che, se potessero, vorrebbero vedermi lasciare questo bellissimo pianeta Terra. E alcuni ci hanno provato. NON POSSIAMO DIMENTICARE I BAMBINI! Per alcuni esseri umani senza coscienza, I bambini non sono niente di più di “oggetti” o “merce”. Sono stati usati per la prostituzione, l'espianto di organi, il lavoro non retribuito, i sacrifici umani, la schiavitù e la lista continua. E’ ovvio che se qualcuno li aiuta, per le persone che stanno approfittando di questi bambini per profitto, quel qualcuno diventa un nemico e cercheranno di abbatterlo o “eliminarlo” .

Tutto ciò deve essere preso in considerazione durante l'attuazione e la conduzione di un progetto. Un'altra complicazione sta nel fatto che i donatori e gli sponsor hanno spesso i loro interessi e soprattutto dicono dove e come utilizzare la loro donazione. La loro l’idea di "aiuto umanitario"si accompagna a interessi locali o politici, interessi religiosi, ecc. E poi, a volte, quando siamo fortunati, troviamo veri sponsor che hanno come unico obiettivo e desiderio di aiutare i bambini, confidando in ciò che è stato realizzato in un arco di più di 26 anni. Questi "sponsor veri" sono rari nella mia esperienza.

Costruire un progetto in Africa, soprattutto in zone rurali richiede tanta pazienza e comprensione della cultura e della storia locale.